![]() Capitolo Sedici
Gli occhi di Mamir correvano veloci fra i rami, seguendo quell’odore tenue che era l’unica traccia che aveva. La Bianca non era in città, di questo era certo. Il mago aveva detto a lui di andare a prenderla perché era in un posto isolato. Il lupo si chiese perché fosse stata così stupida da rapire Nyven. Ma non si soffermò troppo su quel pensiero: le ragioni, le cause e le concause… Non erano affari suoi, né gli interessavano particolarmente. Il suoi ragionamenti erano molto più lineari di quelli di un essere umano. La Bianca aveva violato ciò che non poteva essere violato. La Bianca doveva pagare. Pensò a cosa Irìyas le avrebbe fatto, una volta portata al suo cospetto, ma non trovò nessuna risposta. Avrebbe potuto ucciderla o punirla. Di più, davvero, non poteva dire. L’odore si intensificò, sulle rive del Lago Tondo, Mamir lo seguì come un segugio segue la propria preda. La trovò, com’era ovvio. La ricerca fu minima, un lupo è nato per la caccia. Ma non poté toccarla. La trovò seduta sui resti del muro portante della Cappella del Vespro, con le gambe che ondeggiavano lungo il perimetro esterno e la sua schiena appoggiata ad una colonnina che, probabilmente una volta, era il supporto per una finestra. “Mi hai trovata…” disse lei. “Scendi” le ordinò il Lapdinare, ma lei scosse la testa. “Se scendessi, mi prenderesti e mi porteresti da lui” disse con l’ovvietà di quando si spiegano le cose semplici “Qui invece sono protetta e per te questo” disse appoggiando la mano al muro su cui era seduta “è un limite invalicabile” “Irìyas ti raggiungerà” “L’ha già fatto, guarda” la Bianca alzò il braccio mostrando una ferita lunga che gli incideva la pelle del collo e della spalla “Quando è arrabbiato è davvero spaventoso” sorrise mestamente. Mamir iniziò a camminare a destra e a sinistra, per studiare il modo per afferrare quella traditrice e portarla dal mago. “Quello che hai fatto è insensato. Voi umani...” “Noi umani ci muoviamo e abbiamo motivazioni che voi lupi non potrete mai capire” Mamir si fermò un istante e fece una smorfia, mostrando la sua fila di denti aguzzi: “Questo è vero, ma alla fine siete sempre in fuga da quello che fate” La Bianca scosse la testa: “Lo sai che mi ha parlato nella Lingua Antica?” Mamir non capì e i suoi occhi rossi si rimpicciolirono aspettando una spiegazione. “Nyven, il ragazzo…o chiunque sia. M’ha parlato nella Lingua Antica, lo sciocco. Senza neanche rendersene conto.” La Bianca si sistemò i capelli dietro le orecchie e guardò lontano, nessun punto di preciso. Il vento le riportò la ciocca di capelli davanti alla faccia “Avevo quindici anni quando arrivarono i Venti” Mamir si immobilizzò. Davvero la Bianca era così vecchia? Poi lei riprese: “Quando finì la Prima Età, quando i Venti portarono distruzione e scompiglio, avevo solo quindici anni. La Lingua Antica fu perduta e nessuno, da allora, l’ha più parlata” si strinse nelle spalle, quasi a giustificarsi “Io stessa la ricordo molto male” “Tu sei una Sacerdotessa della Prima Età?” Lei annuì, guardando il lupo per la prima volta negli occhi e senza rabbrividire: “Che cosa avevo da perdere nel togliere Nyven ad Irìyas?” Mamir ringhiò: “Spiegati donna, non parlare per enigmi!” “Chi parla la Lingua Antica, Mamir? Chi?” la Bianca scosse i capelli “Nessuno. Eppure Nyven, senza neanche accorgersene, mi ha parlato nella lingua dimenticata, in quella lingua bruciata dopo l’avvento dei Venti. Non c’è modo che lui la sappia. Nessuna creatura in tutto l’Ovest ricorda quella lingua. Io e pochissimi altri possiamo dire di ricordare la venuta dei Venti, ma nessuno di noi ricorda una lingua dimenticata. Eravamo troppo giovani e troppo sciocchi per farne tesoro. Lui invece…” la Bianca sospirò. “Lui la sa. Nyven porterà sventura. La porterà ad Irìyas, ma anche a tutti coloro che gli sono in qualche modo legati. La porterà a te, così come la porterà a me. Dovevo allontanarlo, ma il mago se lo teneva così stretto…” lasciò che le parole scorressero via, permettendo per un istante che il vento le disperdesse. “Non hai notato anche tu un fondo cremisi e minaccioso nell’animo del ragazzo? Non dirmi che il tuo istinto non ti ha detto più volte che sarebbe stato molto meglio averlo lontano piuttosto che vicino…” Mamir fu colto alla sprovvista. Annuì, non poteva certo mentire su una cosa così evidente. “L’unico che non se ne rende conto è Irìyas che segue ostinatamente il suo sogno, senza badare alle conseguenze” Il lapdinare riprese a
camminare, come per puntare una preda: “Ti sbagli. Irìyas sa bene quel che
fa e sa bene che Nyven è ben più che un semplice schiavo. “ Il lupo digrignò i denti e annuì, ma ugualmente disse: “Sai che mettersi contro ad Irìyas equivale a perdere qualunque cosa si abbia. Non ti perdonerà per quello che hai fatto” “Se non sarò io a riedificare queste mura, allora sarà chi viene dopo di me. Non ha importanza. E nemmeno m’interessa di morire” si strinse nelle spalle. “Mi hai ascoltato, mio bel lupo? Non ho forse il diritto di essere stanca di questa vita che non ha avuto per me nessun riguardo?” Sospirò, abbassando le spalle, quasi a sottolineare la sua resa: “Difendo l’unica cosa che m’appartiene e che non voglio che venga a perdersi nel tempo” Poi la Bianca si mise a ridere, di un sorriso liberatorio: “Pensa, Mamir, pensa a quando tutto questo sarà finito, quando Gyonnareth avrà spalancato le sue fauci e avrà bruciato questi luoghi, quando…” La ferita sul collo ricominciò a sanguinarle. “Irìyas non la pensa allo stesso modo, ma si sbaglia” la Bianca sospirò “Nyven ha parlato nella Lingua Antica e conosceva le parole che Irìyas dovrà pronunciare di fonte a Gyonnareth: le ha incise col fuoco sulla carta del libro che io stessa ho procurato ad Irìyas. Non posso davvero credere non sapesse che sarei, prima o poi, venuta a conoscenza di tutto. Sono troppo coinvolta in tutta questa faccenda perché possa pensare di tenermi all’oscuro” Mamir piegò le zampe posteriori e si mise seduto, in attesa. “E’ la fine di un’Era, il Re ha promesso che ricostruirà questa Cappella, ma io non credo alle sue promesse. C’è sotto qualcosa, che non vuole dire. Un drago ed un Alchimista stanno volando verso queste terre per distruggerle, due vecchi amici si sono ritrovati, così diversi, ma di nuovo uniti… E io lo stesso mi affanno per proteggere la mia casa quando so che è un’impresa disperata. Ma so che Irìyas, se non adesso, capirà le mie motivazioni” “Chi è Nyven?” “Questo io non lo so, purtroppo. Non riesco a capirlo. Non sono neanche sicura sia davvero importante saperlo. Ora che è lontano, ora che porterà la sua sventura altrove, potrò proteggere la mia casa e ricostruirla” Mamir la guardò a lungo, i suoi occhi rossi erano tranquilli, i suoi muscoli tesi ma immobili. Se la strega avesse lasciato le mura della sua Cappella, lui l’avrebbe presa, in un istante, ma fintano che era seduta lassù, protetta dalla sacralità del Vespro, nessuno poteva violarla. “Perché ora?” “Che cosa?” fu la Bianca a non capire. “Perché ora? Hai chiesto ad Irìyas una nuova giovinezza, hai barattato il tuo libro bianco per questa promessa. La tua casa è distrutta da tempo immemore… Perché ora, perché tutto d’un tratto, hai deciso che è tempo di ricostruire la Cappella del Vespro?” La Bianca sorrise, si raccolse i capelli dietro la nuca e si stinse nelle spalle, spostando gli occhi lontano, verso quelle valli oltre gli alberi che conosceva così bene, immutate nel corso di tutti quegli anni. “Perché sto per morire” Gli occhi di Mamir diventarono così rossi da brillare. “Come lo sai?” “Lo so. Per quanto non potente come Irìyas, anch’io ho delle qualità” si schermì guardandosi la pelle delle mani, finalmente liscia e senza rughe. “So che morirò presto, anche se non so come. Non ho più tempo per aspettare. Non so chi verrà dopo di me, chi sarà scelto per ergere nuovamente queste mura. Ma chiunque sia, sarà giovane e sarà inesperta. Senza la mia guida, dovrà per lo meno poter trarre forza da queste mura e dalla pace che vi regna all’interno.” Sollevò la schiena dalla colonna alla quale era appoggiata “Persino tu, fra i più forti guerrieri del Regno, non puoi violare la sacralità di questa Cappella. Persino Irìyas non può portarmi fuori. Nonostante cada in pezzi la forza di questo luogo è così imponente che persino dalle macerie di un tempo si può essere protetti. Ma questo andrebbe perso se la Cappella venisse definitivamente distrutta e rasa al suolo e se non ci fosse nessuno in grado di contenere la sua forza e rifondarne le fondamenta.” Il taglio sul collo riprese nuovamente a sanguinare: “L’ho proprio fatto arrabbiare” sorrise la Bianca. “Peccato perché non avrei mai voluto fare qualcosa per contrariarlo… Irìyas è così…” ma la Bianca non concluse la frase. Al lupo probabilmente non interessava sapere come fosse Irìyas agli occhi di una donna. Era bello Irìyas. Era
bello, ma era anche incredibilmente forte e sicuro di sé. Strafottente col
mondo, supponente e tracotante, ma mai sciocco o cieco di fronte a quello
che l’aspettava. Era straordinariamente saggio, per la sua età, acuto ed
incredibilmente solo. Irìyas non riusciva mai ad accontentarsi e questo lo
rendeva sempre flebilmente insoddisfatto.
Il lupo si rimise in piedi e fece qualche passo in direzione della Cappella: “Dev’essere stata bella, un tempo” commentò “ma ora davvero, è solo un mucchio di pietre senza significato” “Per voi lupi, che significato possono avere delle costruzioni?” “Quando uscirai, verrò a prenderti. E se rimarrai dentro le mura della tua casa, quelle stesse mura saranno la tua tomba” Mamir scomparve, senza dare alla Bianca la possibilità di replica. Corse via velocemente, troppo velocemente perché l’occhio della donna lo vedesse. Era stanco delle sue chiacchiere, stanco di star lì ad ascoltarla. Eppure quello che gli aveva detto non lo lasciava completamente indifferente. Lui, più di altri, capiva cosa significava l’appartenenza alla terra e al suo branco. Sebbene da tempo ormai non vivesse più coi suoi simili, questo di fatto non aveva cambiato le cose. Il suo branco si era probabilmente ampliato, il suo territorio anche, ma non poteva dare torto alla vecchia: l’avrebbe difeso a qualunque costo. Non avrebbe portato a molto, l’operato della Bianca. Se davvero la donna fosse morta di lì a poco, però, la paura che aveva di Nyven era giustificata. Lui stesso, un lupo, un Lapdinare, avrebbe preferito Nyven lontano dalle sue terre. Era una forza ignota, qualcosa di incomprensibile. E Mamir non tollerava le forze che si celavano nell’ombra.
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