| Questa è la versione rivista (grandemente) del capitolo 17. L'altra l'ho cestinata, non mi piaceva per niente. Ho cambiato alcune cose fondamentali. Mi spiace aver dovuto ritornare su un capitolo, ma è stato meglio farlo in itinere (del resto, ora, sono poco più avanti. Perciò, chiunque leggesse questo capitolo per la prima volta ora, non se ne preoccupi, lo legga così com'è. Chi invece avesse letto la versione precedente, rilegga questa. Non solo la scrittura è cambiata, ma anche alcuni cardini del capitolo e di conseguenza rivelazioni sulla storia ^_^ Scusatemi per il casino ''^_^ |
![]() Capitolo Diciassette (Versione seconda)
"Nyven? Il ragazzo si svegliò di soprassalto, e nella sua testa, gridò. "Non così forte" Irìyas sorrise. Era buio intorno a lui, come sempre ultimamente, un filo d'aria proveniva dall'esterno. Era fredda. Nient'altro si poteva dire. Nyven non aveva la minima idea di dove fosse. Non aveva paura, però. Che importava dov'era? Nulla. La vecchia abitudine di non sapere e che questo non gli importasse non era stata dimenticata. Non sapeva dov'era. Era lontano dalla sua ultima casa. Davvero, non era importante. Lui non aveva diritto ad una casa. Non aveva diritto a sperare di tornare. "Padrone?" Eppure, non riuscì a chiamare Irìyas con un filo di speranza. Troppa, rispetto a quella che avrebbe voluto. "Ti ho già detto di non chiamarmi così, m'infastidisce" "Posso sapere perchè?" "Il rispetto non è dato dalle sole parole" "Però..." "Basta così" Nyven si zittì. "Scusate è che..." "Si, lo so, ma non importa. Mi fai ridere anche per questo" "Vi faccio ridere?" "Molto" Ci fu una pausa. C'era un misto di imbarazzo e stupore. Quella conversazione era diversa dalle altre. Il padrone sembrava essere così vicino, da poter leggere qualunque cosa gli sfiorasse i pensieri. Nyven ebbe paura: forse era davvero così. "Come posso sentirti?" La voce del mago non gli proveniva da vicino e di certo le sue orecchie non udivano un suono. Era come se il padrone gli parlasse direttamente alla mente. "Sono io che ti parlo” il tono della voce era calmo, quasi scherzoso, Nyven si rilassò un poco. Perché stupirsi, ancora, di quello che succedeva quando era Irìyas a giostrare gli eventi? "E' che non vi vedo" disse, sentendosi immediatamente uno sciocco. "Perché non ci sono, sono troppo lontano" C’era esasperazione nel tono di Irìyas. Nonostante il mago non l’avesse detto esplicitamente, era come se Nyven riuscisse ad intravedere ciò che prima gli era precluso. "Già..." di nuovo una pausa. Era un piccolo bagliore, nulla di più. Quella del ragazzo non era una vera e propria consapevolezza. Tuttavia in quel dialogo sembrava filtrare qualcos’altro oltre alle semplici parole. "E' molto difficile" si sentì dire, senza volerlo. "Che cosa lo è?" "Stare qui" "Dove sei? "Non lo so, mi tengono al buio. Sono su un carro, si muove velocemente, ma è da più giorni che sono al buio..." "Ti vengo a prendere" il tono di Irìyas tradì una certa urgenza mista a preoccupazione. Nyven colse anche quella sfumatura, ma preferì non badarci. Più tardi, quando si fosse ritrovato nuovamente da solo avrebbe ripensato a quel tono e avrebbe cercato di capirlo. "Davvero?" Che domanda sciocca. Davvero? Nyven stava male interpretando quel dialogo, e lo stava facendo consapevolmente. "Pensi davvero che ti lasci andare via così?" "No, però..." "Non ci sono però: vengo a prenderti. Non è su un carro il tuo posto. Aspetto solo che i corvi reali tornino a casa" "I corvi?" "Sideas li ha mandati a cercarti" "Sideas?" Di nuovo, quella sensazione che il non detto trapelasse più del dovuto. Al buio, in un carro che lo stava portando lontano, Nyven si sentì, per un istante, molto più vicino ad Irìyas di quanto non si fosse mai sentito. "Mi ero sbagliato" il mago interruppe i suoi pensieri. "Su cosa?" "Su molte cose, anche sul suo conto. All'Accademia, quando molte delle cose di oggi non erano ancora accadute, Sideas era uno dei miei amici più stretti." "E poi?" "L'ho confuso con un altro" "Con Hago?" "Sai troppe cose" non c'era alcun rimprovero nelle sue parole. "Mi piace osservarvi “Disse Nyven, schermendosi “ lo faccio da quando sono stato portato a casa vostra da Mamir" Nyven aveva cercato di giustificare le sue parole come sempre faceva persino con se stesso. La realtà, però, era lievemente diversa. Non capiva esattamente il perché, ma lui sapeva bene che Hago stava arrivando. Era da qualche tempo, ormai, che percepiva Hago avvicinarsi a sé, così come percepiva la presenza di Gyonnareth, minacciosa. Ma non disse nulla, semplicemente accantonò il pensiero perché, in fondo, sapeva che era un pensiero senza senso. "Il lupo ti mette ancora paura?" Nyven riprese a parlare col padrone. "Non mi vuole fra le vostre mura" "Questo perché non ti capisce" "Non mi capisco neanch'io" Il mago poteva leggergli nel pensiero? Nyven non voleva mentirgli. "Lo so, ma non importa" "Non importa?" Davvero non importava? Quella sua confusione, quella sua insicurezza, quella sua insana attrazione per il fuoco, davvero non era importante? Probabilmente no. Irìyas non poteva sbagliarsi. Irìyas non proseguì e, per un attimo, ci fu il silenzio più completo. "Ho sempre avuto paura che mi mandaste via" "Lo so. E' buffo che ora ti venga a prendere, non trovi?" "E' molto buffo. Ma mi rende felice. Anche solo sapere che mi cercate…" "Devi tornare qui" Dopo un attimo Irìyas aggiunse “Mi servi”. "Ma. Pad…"c'era apprensione nella voce del ragazzo "Irìyas" si corresse "Gyonnareth arriverà fra poco, non puoi allontanarti troppo…" Irìyas parve ridere: "Sai davvero troppo." "Ha lasciato che capissi. Io non ho meriti" Non era vero. Nyven sapeva che questa frase era una menzogna. Ma se n’era convinto lui stesso, quindi anche in quell’occasione, ci credette. "Verrò a prenderti, Nyven, perché non voglio che qualcun altro ti prenda con sé." "Vi
servo ancora?" "Quand'ero più piccolo, quando ancora abitavo a Droà, non avevo mai avuto paura del domani. Pensavo che, bene o male, qualcosa sarebbe successo. Non mi è mai davvero interessato il cosa. Qualcosa. Fosse anche morire. Qualcosa sarebbe successo e perciò non mi sono mai chiesto che cosa sarebbe stato. Ora che sono lontano…" esitò "Ora che sono lontano da casa vostra non faccio altro che chiedermelo. Non faccio altro che sperare che domani possa tornare a casa" s'interruppe, perché la voce gli cedeva "mi dispiacerebbe… sapere di non poter più tornare" ammise, arrossendo nel buio. Sentì Irìyas sorridere e non capì se il mago si stesse prendendo gioco di lui. "Non mi credi, quindi, quando ti dico che ti riporterò qui?" "Nono signore…Cioè…" s'interruppe confuso "Vi credo." Poi ripeté per convincersi "Vi credo. Ma non ho pazienza e…" ho paura, stava per aggiungere, ma non lo fece. Si sentì sciocco. "Hai freddo?" "Un po'" "Ti stanno portando a nord. Hai già superato i Cancelli del Nord, ma non capisco dove vogliano arrivare. Immagino che per te, abituato al sole di Droà, il clima stia diventando un problema" "Qui dentro non è così terribile. Penetra un po' di aria, ma non troppa per gelarmi" Fece una pausa, come se pensasse "Vorrei provare a scappare, ma sono vestito come lo ero quando mi hanno preso da casa tua." Poi ancora si fermò e sorrise, si accucciò prendendosi le ginocchia fra le braccia e sospirò. Irìyas sembrava sinceramente preoccupato. Nyven sorrise, sapendo che nessuno l’avrebbe visto. Forse Irìyas avrebbe capito il motivo della sua contentezza, ma che importava? "Come posso permettere che qualcosa di mio venga rubato?" Nyven sorrise di nuovo. Non c'erano bugie in un dialogo come quello. Alcune cose potevano essere celate, altre semplicemente omesse. Ma non si poteva mentire. E Nyven si rese conto che Irìyas era contento di parlargli, contento di averlo trovato e determinato a riprenderselo. Il suo tono era pacato. Lo smacco di essersi fatto rubare qualcosa di così importante probabilmente gli bruciava ancora. Nel buio del suo viaggio, Nyven si rimproverò: in fondo avrebbe dovuto essere in grado di badare a se stesso. Permettere che la sacerdotessa lo mandasse via, con quella facilità, era da sciocchi. "Siete diverso da quando è tornato Sideas" "Mi ha
aperto gli occhi" "In che senso?" "Ho pensato fosse stato lui a portarti via" "Beh, del resto era appena arrivato…" "Ma è stato un ragionamento sciocco e privo di riflessione. E sai come " poi sorrise un pochino "Sai come gli sciocchi e le persone che non riflettono mi irritano. Pensare che fosse stato lui a portarti via da me è stato un pensiero pigro." "E cos'è cambiato?" Di nuovo Irìyas rise, queste volta più apertamente: "Zir mi ha insultato. Quel coniglio a volte si prende troppe libertà" sospirò "E Sideas ha detto l'unica frase che m'avrebbe potuto far aprire gli occhi" "Che cos'ha detto?" Il mago non rispose. Non sono Hago, aveva detto. Semplicemente. Ed era vero, così vero che Irìyas non era riuscito a capirlo subito. La frustrazione per Hago aveva coperto con dita invisibili il suo giudizio. Intransigente com’era, Irìyas era molto infastidito, ma questo non era necessario che Nyven venisse a saperlo. "Io…” Nyven prese fiato “C’è una cosa che dovete sapere.” Irìyas aspettò che il ragazzo parlasse “Sento Finnan… Sento Nnareth arrivare. Io so e sono stranamente consapevole della vicinanza dei draghi a queste terre.” “Perché lo dici ora?” “Al buio, chiuso e lontano dalla vostra casa, mi rendo conto che quel fuoco di cui avevo paura non si trova più lì dove credevo. E’ ovunque. E’ dentro ognuno di noi. Ma soprattutto, è dentro di me” “Lo so” disse il mago in un soffio di voce “ Persino Gyofinnan non riesce a comprenderti” “Nemmeno
voi?” Il ragazzo sospirò e non disse più nulla per un po’. Nyven riprese a parlare: " Non so cosa abbia portato a questa situazione, né chi sia che muova i fili dietro una cosa tanto folle come portare un drago in catene e obbligarlo ad attaccare un territorio abitato da uomini" fece una breve pausa "Ma se davvero tutto questo accadrà, se davvero… “ poi di nuovo si zittì, confuso. Cosa voleva dire? Cosa, per l’ira di Orm., voleva dire? Non lo sapeva. “Ma so che sei un uomo giusto" Non si rese conto di quella frase, se non dopo averla pronunciata ad alta voce. E di certo non capì il significato di quell’ammissione. Rimase una frase detta in un momento di intimità, senza troppo peso. Una frase ingenua, ma che forse avrebbe cambiato il corso della storia.
"Il carro corre veloce, non posso indugiare oltre. Se arriverà ad Adiisia sarà difficile trovarti” “Adiisia?” chiese Nyven preoccupato “Ti riporterò a casa. E' una promessa. “
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