![]() Capitolo Diciotto
Irìyas era seduto sulla balaustra in marmo. Aveva i piedi che ondeggiavano nel vuoto e lo sguardo lontano, al di là del lago che placidamente si infrangeva sulla spiaggia. Il cielo era azzurro e lui guardava quelle sfumature che cambiavano col variare di un soffio d’aria. Sideas era di fianco a lui, appoggiato coi gomiti sulla stessa balaustra, a guardare lo stesso cielo. C’era silenzio, in quel momento, e un forte senso d’attesa. Irìyas sospirò: “Mi auguro tornino presto” I corvi di Sideas non avevano dato nessun segnale ancora, ma avevano iniziato la loro ricerca poco prima. Avrebbero dato loro notizie solo al tramonto. “Se veramente quella pazza della Bianca ha mandato Nyven così a nord, non arriveremo in tempo per la notte. Si può solo sperare che si trovi un riparo adeguato” “E’ abituato al sole di Droà, avrà bisogno di più di un riparo per la notte di Adiisia” Irìyas rispose quasi a se stesso e Sideas sorrise a quel tono preoccupato. “Finché la Bianca si nasconde nella sua Cappella, può ostacolarti nella ricerca. Ma difficilmente potrà ostacolare me” gli disse, per rassicurarlo “Non hai detto tu stesso che per celarlo così bene ai tuoi occhi, probabilmente sta esaurendo tutte le sue energie?” Irìyas si distese un pochino: “E’ così. Mi chiedo se debba radere al suolo la sua stupida casa” Sideas, questa volta, rise rumorosamente: “Non esageri?” “La Bianca è una stupida. Pensa davvero di liberarsi di Nyven semplicemente mandandolo lontano. Sa bene che potrei tirarla fuori da lì, e non lasciare niente della Cappella del Vespro. E sa altrettanto bene che andrò a riprendermi Nyven, qualunque fosse la sua idea iniziale” “Penso che non voglia Nyven qui quando Gyonnareth arriverà. D’altro canto, sa che sei troppo devoto per radere al suolo la Cappella. Lei ne è solo la sacerdotessa, è casa sua solo per il momento. La sacralità del Vespro va ben oltre la follia di una donna” “Se non troverò Nyven entro il tramonto, non sarà più importante cosa penso di quelle mura ormai decadenti. Adiisia è troppo pericolosa per chiunque…” “Mi chiedo perché non l’abbia ucciso. Perché non se n’è liberata in modo diverso. Che senso ha mandarlo via, quando sa che lo riprenderai con te?” Irìyas scosse la testa, non sapendo dare una risposta sicura: “Credo che si aspetti che si riveli. Ormai il fondo cremisi che domina lo spirito di Nyven diventa sempre più forte. Probabilmente, quello che la Bianca crede è che, messo in una situazione di pericolo come un viaggio per Adiisia possa in qualche modo accelerare il suo rivelarsi” “Probabilmente hai ragione. Ma Nyven non s’è protetto da lei quando l’ha portato nella Cappella… Ugualmente” proseguì Sideas, ragionando ad alta voce “Nyven non ha ritenuto quella una situazione di particolare pericolo…” “Mi chiedo chi sia Nyven e perché…” ma Irìyas si interruppe, sospirando “In fondo, che importa?” “Nyven è uno spirito guerriero. Qualunque cosa o persona sia, la forza che c’è in lui non ha un fondo di magia” Irìyas rise: “Mi è mancato molto parlarti. Finalmente…” s’interruppe esitando come di solito non faceva “Finalmente posso parlare con la certezza di venire capito” Le parole del mago rimasero sospese fra loro, la loro eco morbida non appesantì l’atmosfera, ma anzi la rese intima. La trasformò nella stessa che c’era quando i due ragazzi all’Accademia si ritrovavano di nascosto in biblioteca a leggere i Libri Proibiti o andavano a rubare nelle cucine quando erano in punizione e non era loro concesso di mangiare. “Sai perché sono qui, Irìyas?” “Mi hai mentito l’altro giorno?” Sideas sorrise: “No. Il vero motivo del mio viaggio qui è quello che sai, non ho mentito. Ma non vuoi forse sapere perché ho con me la Spada dei Principi? Perché sono disposto ad aiutarti a ritrovare Nyven quando in realtà dovrei solo progettare come spodestare un Re inetto?” Non lasciò che Irìyas rispose, sapeva benissimo che il mago conosceva la risposta. “Per te. E per me” il cavaliere sorrise “Non per il mago che ho di fronte, non per la forza che ora possiede…” prese un po’ di tempo, prima di continuare “Ma per il ragazzo, quel giorno all’Accademia, per il tradimento di una persona che consideravamo alla stregua di un fratello, per la disperazione nei tuoi occhi alla notizia che Alem era stato arso vivo e l’incredulità quando Hago ti ha voltato le spalle. E per tutto quello che è accaduto dopo, quando me ne sono andato” guardò il lago di fronte a lui “ ho giurato che mi sarei vendicato di Hago” “Ma lui ha tradito solo me” “E’ irrilevante. L’ha fatto solo perché tu intralciavi il suo cammino e ora viene qui perché solo tu puoi fermarlo. Avrebbe fatto lo stesso con me, se fossi stato io quello a volere andare ad Est.” “Vivi secondo un codice dimenticato” Irìyas sorrise, guardando il suo amico con occhi che aveva dimenticato di avere. Con profonda ammirazione. “Non è lo stesso per te? Tradire te equivale a tradire me. Eravamo in tre, siamo sempre stati in tre. E’ lui che ci ha voltato le spalle”. Di nuovo fece una pausa. Di nuovo lasciò che l’aria si permeasse delle sue parole. “Vivere secondo un codice dimenticato di rispetto è un’arma a doppio taglio, Irìyas. Ti eleva al di sopra degli uomini che s’affannano per rubarsi il pane, ma espone il tuo fianco agli attacchi del nemico che non si fa scrupoli. E Hago non si è fatto scrupoli a mettere Gyonnareth in catene, quando sappiamo benissimo che lo stesso avresti potuto fare tu, ma ti sei rifiutato” “I draghi non sopportano le catene” era un’affermazione, la prosecuzione della frase di Sideas. Era un’ovvietà per il mago: nessuno aveva il diritto di mettere le catene ai draghi, di fronte ai quali ci si poteva solo inginocchiare. Esseri ben più saggi e potenti, forti e sapienti di qualunque piede avesse mai calcato il suolo del Regno. Lui, così come nessun altro, non aveva il diritto di soggiogarli alla propria volontà. “Ma questo, Irìyas, è un codice che quasi tutti hanno dimenticato” Sideas ripeté le parole del mago che annuì, silenzioso. “La Spada dei Principi è mia di diritto. Me l’ha ceduta mio padre, poco prima di scomparire, la pietra che ha incastonato sull’elsa mi aiuterà contro Gyonnareth” rise fra sé e sé “Non penserai che sia uno sprovveduto e che sia venuto qui con l’idea di affrontare un drago a mani nude?” “Non lo sei, no. La Spada dei Principi è una spada di dominio. Chiunque ce l’ha ha il diritto di comandare i popoli e condurli alla guerra o alla pace” “E’ la spada che i Lavici hanno forgiato per il guerriero favorito dal re” “ E tu sei il favorito del Re?” La domanda retorica fece ridere Sideas: “Non lo era neanche mio padre, ma questo Re non ha la forza di opporsi a nessuno. Ha semplicemente lasciato che la spada passasse di mano in mano. Io ho solo fatto in modo che quelle mani fossero le mie” Irìyas scosse la testa: “Zir era molto preoccupato, quando ha visto quella spada” “E’ inevitabile. La Spada dei Principi porta guerra, è un’arma che miete vittime e preannuncia battaglia ovunque arrivi. Ma sarebbe sciocco negare che, a breve, qui ci sarà quello che non è mai avvenuto prima, non credi?” “Nyven deve tornare qui prima che Gyonnareth arrivi, ho… ancora bisogno di lui” Irìyas sospirò, ripensando alle parole scambiate col ragazzo poco prima. “Lui stesso, adesso, sa perché mi servono i suoi capelli” “Lui stesso?” Sideas aggrottò la fronte. “Sapeva molto, forse troppo, quando gli ho parlato” Irìyas si sistemò i capelli, raccogliendoseli dietro la nuca “Forse …” poi lasciò i capelli nuovamente liberi “Parlargli attraverso il pensiero gli ha permesso di capire esattamente quello che volevo fare” “Ti ha letto la mente?” “Per forza di cose. Per cercarlo e parlargli gli ho imposto un contatto con me. Inevitabilmente ha letto anche la superficie dei miei pensieri” Sideas rise: “Non avrà visto nient’altro che draghi” Irìyas rise con lui:” Ti prendi gioco di me?” Poi ritornò serio “E poi ha visto l’Est” Sideas si strinse nelle spalle: “Inevitabilmente” “Esiste solo l’Est” proseguì Irìyas, terminando la frase dell’amico “E’ impossibile non vederlo. Io voglio andare ad Est, voglio vedere cosa c’è al di là del Confine e al di là dei Territori. Qualunque cosa ci sia, io voglio scoprire cosa sia” strinse i pugni, inavvertitamente “E Nyven ha visto che chiunque tenti di fermarmi verrà schiacciato. Chiunque. Io non posso…” fece una smorfia, forse di dolore, ravvivando un ricordo mai sopito “Non posso permettere ad Hago di rubare il mio sogno e di lasciare che sia lui a portarlo a termine” Sideas guardò il mago. Sul suo volto c’era la stessa determinazione che aveva visto nei suoi occhi durante gli anni dell’Accademia. C’era la fronte corrugata, ma gli occhi chiari di chi sa ciò che vuole. “E’ la tua storia, Irìyas, è giusto che tu te la riprenda” Il mago annuì: “E’ mia. Nessuno riuscirà mai a portarmela via. Nessuno deve prendere ciò che è mio” scese dalla balaustra dov’era seduto e vi appoggiò la schiena, dando le spalle al lago “Ecco perché devo riprendermi Nyven. Ho assolutamente bisogno di quel ragazzo” “Non importa chi sia?” Sideas scosse la testa,
guardando il mago. Irìyas si girò a guardare Sideas: “Le nostre storie, però, s’incrociano sempre” “Non è una casualità, Irìyas. Non sarei venuto in nessun altro luogo…” “A programmare il tuo colpo di stato?” Irìyas sorrise e Sideas con lui. “Sei sempre stato tu, Irìyas. Sei sempre stato l’unico con cui sapevo che avrei potuto condividere qualunque cosa, persino la più segreta. A differenza tua, adesso, ho nuovi occhi e devo cercare chi possa seguirmi e mai voltarmi le spalle. A differenza tua, la mia storia è su questa terra e non posso scriverla da solo” Sideas guardò di nuovo lontano “Ma è inevitabile che le nostre storie s’incrocino sempre” Il mago lo baciò. Di fronte ad un lago placido che rifletteva i raggi di un sole sempre meno luminoso, Sideas ricambiò quel bacio. Era una bacio nostalgico e di assoluta fiducia. Un bacio che avrebbero dovuto darsi quel giorno all’Accademia quando Hago era scomparso e quando, per la prima volta, le loro strade avevano preso direzioni diverse, ma mai opposte. Era un bacio di cui Irìyas aveva sempre avuto bisogno, ma che aveva sempre negato, per arroganza. Perché non importa quanto si è forti, le labbra di Sideas valevano la pena dimenticarselo per un po’. Ed era un bacio che il cavaliere aveva voluto per troppo tempo per non prenderselo. Nonostante ora tutto fosse diverso e nonostante ora lui stesso fosse diverso, era un bacio che voleva per se stesso. Non una promessa d’amore, quella non ci sarebbe mai potuta essere fra loro. Non più ormai. Né, peraltro, loro l’avrebbero voluta. Ma una promessa di fedeltà che va oltre le parole ed oltre il tempo. Che va oltre l’Est o un Re da spodestare.
Un suono lieve e acuto infranse il silenzio e un uccello nero comparve, volando veloce. “Sono tornati” “E con notizie sicure su Nyven” |
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